Incontrai
questa ragazza alle pendici del Suprelurendàr settentrionale,
dove gli ultimi bastioni del Grande Vallo si ergono a picco sulle
scogliere che si affacciano sul Hàlwèsùhre. Era una
“fanciulla d'ascia” del regno di Raghnar, che si estende
lungo la parte finale del Vallo, abitato dallo stesso fiero popolo
guerriero a cui appartiene Yannah, una delle mie compagne del corpo
degli Scout. Le “fanciulle d'ascia” sono le ragazze che durante i
riti di passaggio della pubertà sono riuscite a uccidere a mani
nude almeno un lupo dei monti o una lince di foresta, brutte bestie
del pessimo carattere. Esse, negli anni successivi, vengono educate alle arti marziali
e sottoposte a un duro allenamento per rafforzare spirito e corpo.
Quando raggiungono la maggiore età, ricevono le “Amiche Fedeli”,
due asce gemelle dalla foggia peculiare, e abbandonate sui monti ai
confini del regno, dove dovranno sopravvivere da sole per un anno
intero, costruendosi un riparo, procurandosi il cibo, fabbricandosi i
vestiti e forgiando le armi e gli attrezzi necessari. Al termine di
questo secondo e più impegnativo rito di passaggio, alla “fanciulla d'ascia” - che
aveva perso il nome di bambina entrando nella pubertà - viene dato
il nome da adulta, che la accompagnerà per tutta la vita. La
ragazza, ancora anonima, mi accolse nella caverna scavata nella
scogliera dove aveva costruito la sua abitazione e mi mostrò
entusiasticamente tutti i confortevoli ambienti del suo rifugio.
Quando mi chiese se mi piacevano i crostacei, pensavo mi avrebbe
portato sugli scogli a pescare granchi e aragoste. Non credevo si
sarebbe tuffata per catturare un kraken di scogliera, che poi
cucinò al vapore nelle polle termali della sua caverna. Fu una
scorpacciata memorabile.
lunedì 24 marzo 2014
giovedì 23 gennaio 2014
Le Pietre Sonore.
Disseminate
in tutto l'Erondàr,
si ergono delle misteriose vestigia di un'antica civiltà, scomparsa
da tempo immemorabile; sono sculture di pietra dalle forme e
dimensioni più diverse ma con una caratteristica comune: se
strofinate con delle pietre levigate, esse “suonano”,
con volume e timbro musicale differenti a seconda del materiale e della forma della
scultura. Le popolazioni locali le chiamano con diversi nomi: “pietre
sonore”, “roccia che canta”, “arpe dei troll”
e non c'è regione, anche la più selvaggia e disabitata, dove non vi sia almeno uno di questi manufatti. Nessuno sa da chi e come siano
state costruite né saprebbe come rifarlo e nessuno conosce lo scopo
per cui esse vennero create. La vulgata attribuisce queste
affascinanti opere alla leggendaria civiltà degli Ubiqui,
che i miti più antichi raccontano abitasse il mondo in tempi
remoti, prima dell'arrivo nell'Erondàr delle Quattro
Razze, quando persino
quella degli elfi era una stirpe giovane. Degli Ubiqui
non si sa quasi nulla; non esiste alcuna raffigurazione di questo
popolo, non si sa da dove provenisse e perché sia scomparso; gli studiosi dubitano persino che sia veramente esistito. Le leggende
raccontano che essi si spostavano ovunque volessero “trasportati
dal canto delle pietre”
ma nessuno sa cosa questo significhi.
venerdì 3 gennaio 2014
Ritratto di gruppo
Questo è l'unico ritratto che mi sia stato concesso di fare alle orchesse guerriere di Keyra. Senza volerlo, causai con questo disegno seri problemi di coesione interna. Le varie guerriere raffigurate si sentirono offese dal fatto che, secondo loro, avevo reso più "bella" la rispettiva vicina e ciò diede la stura a recriminazioni senza fine, che sfociarono più di una volta in scontri furibondi. Dal momento che, nonostante io abbia da anni un orco come compagno di avventure, non ho ancora compreso bene il concetto orquino di "bellezza", non ho potuto in alcun modo rimediare al mio errore, modificando il ritratto. Ognuna delle orchesse qui raffigurate ha apertamente minacciato di mozzarmi le mani se mi avesse ancora visto ronzare loro attorno con fogli e matite, salvo chiedermi in segreto di ritrarre singolarmente ognuna di loro, all'insaputa delle compagne. Inutile dire che mi sono guardato bene dal cacciarmi nuovamente nei guai.
domenica 8 dicembre 2013
Keyra
Questo è un ritratto di Keyra, la
figlia primogenita di Garu-Dah, il capo della tribù dei Mordi
Sabbia, che prospera lungo la costa meridionale della grande isola
degli Orchi, in un grande villaggio per metà costruito sulle
scogliere e per l'altra metà nelle grotte al loro interno. Secondo
le convenzioni sociali degli orchi, le femmine sono libere di
decidere fin da piccole se occuparsi degli uomini, del marito, della
casa e della tribù o se divenire guerriere. Il giorno della scelta
avviene al compimento degli otto anni. Le femmine che abbracciano
l'arte della guerra vengono addestrate insieme ai maschi e con loro
vanno in battaglia senza differenza alcuna, se non che nessuna donna,
nemmeno se figlia di un orco di alto rango, può divenire capo o
condottiero. Keyra rappresenta una eccezione. Durante la
“battaglia della spiaggia nera" (una spiaggia di sabbia
vulcanica che si estende per dieci leghe all'estremo est dell'Isola
degli Orchi), quando la tribù dei Mordi Sabbia si trovò ad
affrontare uno attacco massiccio di Ghoul erranti provenienti dalle
foreste interne in cerca di territori da depredare, Keyra si ritrovò
isolata in battaglia insieme ad un gruppo di femmine e si vide
costretta a prendere il comando delle compagne per coordinare la
difesa del gruppo. Le sue scelte strategiche furono eccellenti, tanto
che non solo portò le compagne fuori dall'accerchiamento nemico, ma
condusse l'attacco finale guidando anche molti maschi orchi alla
vittoria. Keyra venne eletta capo battaglia dal consiglio degli
Anziani e messa al comando del primo gruppo di "orchesse
guerriere” mai creato. L'ascia che Keyra impugna è un'arma di sua
invenzione che viene usata da tutte le orchesse guerriere. E' dotata
di una impugnatura al termine dell'asta in modo da poter essere usata
con una mano e fatta mulinare attorno a sé con precisi e letali
movimenti ad ampio raggio, assecondati dalla rotazione di tutto il
corpo. Dagli umani, questa tecnica è chiamata con scherno “ascia
trottola”... ma chi l'ha vista in azione ha perso la voglia di
ridere. Keyra ha avuto un solo Orco che è stato in grado di
conquistare il suo cuore indomito. Il nome di quell'Orco è Gmor
Burpen, che si vanta di aver lasciato a Keyra, negli anni, una vera
fortuna come “dote della tenda”.
giovedì 7 novembre 2013
Le orchesse
Le
orchesse formano un pilastro fondamentale nella società degli orchi.
Poche di loro si uniscono ai maschi per la caccia e la guerra, anche
se alcune formidabili guerriere sono entrate nelle leggende
erondariane.
Esse si occupano, invece, delle abitazioni e della prole, che
gestiscono collettivamente con grande energia e piglio autoritario;
non esistono nuclei familiari, anche se la genealogia viene tenuta in
gran conto dalla tradizione orquina,
e i bambini vengono cresciuti ed educati in grandi gruppi gestiti da
un numero imprecisato di “madri”, con grande affetto e senso
materno ma anche inflessibile disciplina. Non esistono contratti
matrimoniali veri e propri, tranne che per alcuni capoclan
i quali arrivano a creare delle dinastie che portano il loro nome.
L'orchessa, quando entra in estro, si allontana dalla comunità e
monta la sua “tenda del
sudore” in località
isolate, dove attende l'arrivo dei maschi richiamati dagli effluvi
dei legni profumati e delle erbe aromatiche che lei brucia
nella tenda. Terminato l'accoppiamento, che può durare diversi
giorni, solitamente l'orchessa deruba il maschio di ogni avere e lo
abbandona nella tenda, stordito dai fumi e dal liquore di malto. Il
bottino così raccolto, chiamato tradizionalmente la “dote
della tenda”, viene
quindi donato a tutta la collettività. Le orchesse si rasano il
capo e si tagliano ritualmente i capelli; usano invece lasciare
crescere il folto vello ascellare e inguinale, che viene raccolto in
corte e robuste trecce. Di un'orchessa di facili costumi – ovvero
di una che monta la tenda
del sudore più volte al
mese – si dice che “si
fa afferrare per la treccia”.
martedì 27 agosto 2013
Nani Guerrieri.
Incontrai questo gioviale Nano lungo la strada che,
da Solian, conduce a Vetwadàrt, la Città
Vecchia imperiale. Era diretto al distretto minerario di Gøtcha-kun, le “caverne del fango”, alle pendici del Kârss.
Si fermò volentieri a fare due chiacchiere con me, cosa davvero strana per un Nano, e
accettò con entusiasmo di posare per un veloce ritratto. Era un Mastro Ferraio,
un fabbro, e portava la caratteristica protezione al braccio
sinistro, composta di lamine sovrapposte di algěfehre,
una lega metallica molto resitente e che non conduce calore. Mi colpì
particolarmente la sua “picca”, sicuramente antica, che lui disse appartenere
alla sua famiglia da generazioni e di cui si mostrò molto orgoglioso. Non era certo uno strumento di lavoro ma una
vera e propria arma da guerra: un martello
d’arme a becco di corvo, che i Nani Guerrieri utilizzavano nel combattimento
ai ferri corti e nel corpo a corpo. Ai nani, oggi, non è più permesso portare armi con
sé e io, in qualità di ufficiale imperiale, avrei dovuto sequestrarglielo; ma
era molto simpatico e il suo buon umore mi aveva contagiato. Lo lasciai andare, raccomandandogli
semplicemente di camuffare il martello, coprendolo con un cencio. I Nani non sono più guerrieri da secoli, da quando l’imperatore
Brevalaër Erondàr sconfisse definitivamente le forze insorgenti di Narohk il Forte e di Koulm “Maglio di Pietra”, in
una serie di epiche battaglie lungo le pendici dei monti del Suprelurendàr
settentrionale. I Nani, vinti, dovettero smantellare le loro armate e fare
giuramento solenne di non sollevarsi mai più in armi contro l’Impero. Come
gesto di magnanimità e riconoscenza, Brevalaër concesse loro il monopolio imperiale degli
scavi sotterranei per le estrazioni minerarie. Decisione poco lungimirante, secondo alcuni. Oggi, il Sindacato dei Nani
Minatori, diffuso in tutto l’Erondàr, è un’organizzazione più potente degli
eserciti dei Nani Guerrieri dei secoli passati, meglio organizzata delle
Falangi di Narohk e ben più temibile del maglio di pietra di Koulm.
lunedì 1 luglio 2013
La cattura dei Rhoyiik.
La prima
volta che m’imbattei nei cacciatori dei Sēnlinderhén (il Popolo delle grandi foreste del Suprendàr), non
compresi perché si ostinassero a dare la caccia ai grossi e feroci Rhoyiik, uccelli carnivori alti più di tre metri e
con artigli che potrebbero facilmente sventare un cavallo. La loro carne è dura
e fibrosa e mantiene un pessimo sapore con ogni tipo di cottura; le loro piume
lanuginose non sono adatte per fabbricare vestiti, cosa che poi al popolo delle
foreste non serve, vivendo in giungle umide e calde. Non capivo perché questi
intrepidi cacciatori organizzassero faticose e pericolose spedizioni nell’inospitale
Er’el Atant’ar (“il Martello del Sole”), l’immenso deserto che si
estende a sud nel Vhâcondàr, alla
ricerca di questi giganti dal pessimo carattere. Ne capii il motivo quando
soggiornai per un paio di lune presso i Wajeeh, una tra le più amichevoli tribù
dei Sēnlinderhén. In realtà
essi non uccidono i Rhoyiik ma catturano gli esemplari maschi sui
dieci/dodici anni di età, addormentandoli con frecce intinte nel succo di
bacche “portasonno”, come le chiamano loro. La pelle dei Rhoyiik è così
spessa e i loro muscoli così duri che i dardi dei cacciatori feriscono l’animale
solo superficialmente, dando però modo al sonnifero di agire efficacemente. Una
volta portati nel Suprendàr, il caldo umido della giungla, così diverso dal
caldo secco del deserto, addolcisce i Rhoyiik che possono essere
addestrati e utilizzati come cavalcature. Così come per i grandi pachidermi dei
Regni Meridionali, non vale la pena catturare i Rhoyiik da cuccioli e allevarli per un decennio e
oltre, in attesa che diventino abbastanza robusti da poter essere cavalcati; è molto
più conveniente catturarli in età adulta e addestrarli, considerando che un esemplare in buona salute può raggiungere facilmente i trenta anni di età. I Wajeeh hanno
da molte generazioni intrapreso un fiorente commercio con le satrapie berbere del Vhâcondàr, a cui forniscono corsieri perfettamente
addestrati, infaticabili e terribili nelle
battaglie campali. Ricordo che, quando i Wajeeh mi fecero montare uno dei loro Rhoyiik, nella giungla venimmo attaccati
da un giaguaro che avevamo involontariamente disturbato; la mia cavalcatura lo
fece a pezzi con gli artigli e il becco, senza darmi nemmeno il tempo di estrarre la spada!
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