lunedì 8 ottobre 2012

Fiori nel deserto.



Non amo recarmi nelle zone desolate del Vhâcondàr, il “Paese Vuoto” che si estende ai margini meridionali dell’Impero. Si tratta di una sterminata distesa desertica che separa l’Erondàr dai misteriosi ed esotici Regni Meridionali. Centinaia e centinaia di miglia di deserti sabbiosi e altopiani rocciosi calcinati dal sole; un ambiente arido e ostile dove è impossibile sopravvivere senza l’ausilio di una guida indigena che conosca i segreti di Er’el Atant’ar, “il Martello del Sole”, come lo chiamano le popolazioni locali. Mi trovavo su un altopiano a ovest di Ir’Elerkir, sulle tracce di una banda di predoni berberi che avevano compiuto delle scorrerie nel Suprendàr; dei predoni nessuna traccia, in compenso incappammo in una femmina di Rhoyiik con due cuccioli, che occupavano l’unico posto all’ombra nel raggio di decine di miglia, sotto un alto esemplare di “Pino del Deserto”. La mia guida alahikineta mi sconsigliò vivamente di andare a disturbare l’animale, poiché le femmine di questa specie sono terribilmente aggressive quando si tratta di difendere i propri piccoli e nessuno sano di mente vorrebbe fare infuriare un uccello carnivoro alto il doppio di te e con artigli che potrebbero facilmente squartare un cavallo. Mi trattenni giusto il tempo di un veloce schizzo sul mio diario di viaggio. Verso la fine di quella infruttuosa giornata, la guida avvistò quelli che sembravano essere degli alti pali piantati nel terreno; si trattava di un gruppo di Ir’Alca Te’nei, letteralmente “Albero che sazia” o T’ai Sen’Ehn, “l’Amico del viandante”, nel dialetto di Elleysera. Queste altissime piante grasse hanno la proprietà di fiorire istantaneamente quando il loro fusto viene intaccato o inciso, producendo grossi fiori bianchi e carnosi, zuccherini e molto nutrienti. Si tratta di una strategia di difesa della pianta estremamente subdola e crudele: la prima fioritura blandisce l’aggressore, fornendogli ottimo cibo in quantità; se l’attacco continua, la seconda fioritura sviluppa un potente veleno che solitamente non lascia scampo al malcapitato. La mia guida lo sapeva bene; cucinò i primi fiori sulla pietra e con quelli successivi fabbricò il veleno per le proprie frecce. Sarò stato cotto dal sole e riarso dalla sete, ma quelle dolcissime frittelle vegetali sono state tra le cose più buone che abbia mai mangiato.

3 commenti:

  1. Sempre più bello...

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  2. Veramente affascinante questo tratto di viaggio...e di vegetazione.

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  3. Non vedo l'ora di potermi perdermi in questo mondo sempre piu interessante.

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