martedì 3 luglio 2012

Una strega sulla via.


Alle pendici del Monte Rōuss, nei pressi di una stazione di posta, mi imbattei in un drappello di fanti imperiali che aveva preso di mira una mendicante. Questi soldati non erano cattive persone, ma solo giovanotti in buona salute, rimasti troppo a lungo lontani da casa e dalle ragazze e che cercavano uno sfogo al tedio della loro corvé. Questo non toglie che i loro lazzi nei confronti della donna avessero raggiunto un livello inaccettabile. Mi feci riconoscere come ufficiale superiore e loro dovettero smettere; mi guardarono in cagnesco per un po’ ma qualche presa di tabacco speziato e un giro di tonico di leocanide riappacificarono gli animi e io mi fermai a far riposare il cavallo e a conoscere meglio i militari. La donna, nel frattempo, era rimasta seduta a terra, indifferente al nuovo clima disteso così come sembrava esserlo stata alla maleducazione dei soldati nei suoi confronti. Stava seduta in maniera scomposta, discinta e coperta di stracci, guardandoci con un sguardo intenso. Mi colpirono i suoi occhi dal bel taglio, profondi e scuri,  e volli ritrarla. I segni lasciati sul suo volto dall’età e dalla vita disagiata non riuscivano a nascondere il fatto che doveva essere stata una bella donna, da giovane. Notai anche il suo bastone da cammino, ritorto e inciso in maniera insolita, come quello che avevo visto nelle mani di “donne delle erbe” e “benandanti”. Dalle streghe è sempre bene tenersi alla larga, ma è buona norma anche mostrarsi cortesi; le offrii parte della mia razione da viaggio che ella accettò senza battere ciglio né proferire motto e che divorò fino all’ultima briciola. Quindi si alzò, picchiò a terra il bastone per cinque volte, lo agitò in aria, roteandolo, e se ne andò per la sua strada, in mezzo ai boschi. Quando dissi ai soldati che quella poteva essere una strega, suscitai in loro un’ilarità così contagiosa che mi mise di buon umore. Visto che l’allegria di quei ragazzi sembrava promettere una piacevole serata, decisi di passare la notte alla stazione di posta, in loro compagnia. Li rintronai per tutta la serata con i racconti delle mie avventure militari, che loro ascoltarono con uno stupore quasi infantile. Sarebbe stato invero un bel episodio da ricordare, se non che, la mattina dopo, trovammo i cinque cavalli dei soldati nella stalla della stazione morti stecchiti. Il mio, invece, stava benone.

3 commenti:

  1. Tsk! Giovinastri, ben gli sta! Non si prendono in giro le vecchie, non si sa mai che trucchi hanno imparato nella loro lunga vita :)

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  2. Ciao Ian,
    ma la morte improvvisa dei cavalli assegnati ai fanti imperiali ha delle ripercussioni sulla loro carriera? ovvero quali conseguenze per l'assenza dei loro cavalli? non semplice svolgere le loro funzioni senza alcun mezzo di collegamento e doversi solo affidare ai piedi....

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  3. il Farmacista di Solian26 luglio 2012 10:29

    Sono contento di vedere che il tonico di Leocanide venga sempre così apprezzato.Io continuo a prepararlo con il metodo che mi e' stato tramandato,se vi interessa vi daro' la ricetta e vi spieghero' la sua preparazione.In alto i calici per un brindisi augurale a Dragonero.....il vostro Farmacista

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